Nel 2019 abbiamo promosso un progetto editoriale di ricerca, commissionato allo storico del territorio Alessandro Giacobbe, con l’obiettivo di recuperare e riscoprire le radici storico culturali di Stellanello e delle sue genti. Solo con la conoscenza della storia, si può continuare il recupero di questi luoghi, per restituirgli una nuova vitalità.
Nascita del progetto
La storia delle pietre è la storia dei luoghi, del paesaggio umano; una storia che parte dai documenti che conservano, in modo più o meno accurato, la memoria di eventi che lo storico rimette insieme e interpreta. La ricerca su Santa Maria del Bosco, ancora in fase di studio ma che qui si anticipa, è servita a ricostruire un panorama molto articolato dei borghi di Stellanello dipendenti dalla “Cappella Soprana” ossia Berghi, Ciantà, Castello, Ciccioni, Costa da Ca, Duranti e Montanari.

Presentazione della ricerca
Stellanello è un comune della Liguria occidentale che presenta diverse particolarità storiche. Non è stato “genovese”, ma legato a signorie diverse, dai Del Carretto ai Doria, poi Doria Pamphilj Landi e infine è rientrato nel Regno di Sardegna, dunque sabaudo. Uno spazio molto ampio, non distante dal mare, ma vero snodo di viabilità tra costa e Alpi liguri. Ai margini di percorsi storici utilizzati da centinaia, migliaia di anni. Percorsi di pastori, di viandanti, di commercianti, di artigiani, di idee. Stellanello, una Comunità complessa formata da un gruppo di Comunità: le cinque “cappelle”, che compaiono nel tempo, da quelle presenti negli Statuti del 1303 alle sei individuate dalla statistica ottocentesca. Santa Maria del Bosco è una di queste. Lo studio intrapreso vuole raccontare il territorio di questa “cappella” o Comunità, individuando le caratteristiche proprie, sovente sorprendenti rispetto al pensiero comune che oggi vede la Liguria come “solo mare” o poco più.

È una Liguria inattesa quella che si compone di fronte alla visione dello studioso. Una Liguria che non è stata ancora indagata. I temi forti della ricerca e del racconto sono molti. In primo luogo la definizione dello spazio di Santa Maria del Bosco, i suoi rapporti con la grande storia che ne condiziona i passaggi e i doveri degli abitanti poi la coscienza di sé: come è stata definita, nel tempo, questa Comunità? Si indaga l’organizzazione umana sul territorio, la presenza degli insediamenti, la loro quantità di abitanti in rapporto alle famiglie o, meglio “parentele”, dando spiegazione dell’origine di nomi, del rapporto tra insediamenti e viabilità, della tipologia degli abitati, delle case, degli interni delle stesse, dei patrimoni dei singoli abitanti, soprattutto grazie alla documentazione abbondante di trecento anni fa. E poi si indaga l’uso del suolo, attraverso i catasti, da quello completo, settecentesco a quello imperiale francese, il famoso “napoleonico”, accuratamente conservato a Torino. Si apprende di una complessità e diversità delle colture e degli allevamenti, pensando al recupero della memoria, proponendo indagini per una nuova proposta di impiego del territorio che guardi ad un passato in cui il prodotto è anche storia da raccontare e dunque valore aggiunto. Si comprende quanto fosse ricca la Comunità, spezzettata in molti nuclei abitati, ricca quel tanto che bastava non per una vita agiata, ma per avere case abitabili, investire nelle attività produttive, nella condivisione dei mezzi o degli animali da lavoro e da macello, nel procurare una dote importante alle figlie, nel pensare alla salvezza eterna, propria o dei propri cari. E nell’identificarsi negli edifici e nelle Istituzioni sacre, a cui molto è stato dato nel tempo, e purtroppo tolto da ignoti con furti mirati.

La ricerca in merito all’architettura e all’arte sacra sul territorio rende ragione degli sforzi degli antenati. I quali credevano, fermamente, in una identità religiosa, che diventa anche poi identità di Comunità, di famiglia, di lavoro e di sfida costante con la Natura.
Volume a cura di Paolo Montanaro e Alessandro Giacobbe.