L’arrivo a Santa Maria del Bosco è sempre stato un momento magico, soprattutto da bambino: significava abbandonare la città, Genova, la scuola, per calarsi in un mondo contadino senza tempo. Entrare nella vita quotidiana di un piccolo borgo di cinque case e le loro relative famiglie; una vita semplice anche un po spartana, ma così ricca di emozioni, gioia e libertà.
Uno dei ricordi più particolari è forse proprio quello legato allo “zio Martìn“.
Oggi a ripensarci mi viene da sorridere perchè mi rivedo, bambino di 5 anni, scendere dalla macchina, correre incontro ai nonni,abbracciarli e poi scappare dritto nella stalla per vedere lui.
Martin era il loro asino,ma la mamma aveva fatto credere a me e a mio fratello che fosse in realtà nostro zio, che non avendo voluto studiare si era trasformato in un asino.
Ricordo come la sera mentre cenavamo in cucina il mio pensiero andasse allo zio Martin, non mi capacitavo che lui non fosse li con noi e dovesse mangiare solo, nella stalla.
Per anni mi ero dimenticato di questa storia, poi un giorno, a Santa Maria del Bosco, davanti ad un caffè, condividendo chiacchiere e ricordi con Adriana, amica di una vita, mi ritornò alla mente; si rise, tanta nostalgia e poi il ritorno alla vita di sempre.
Dopo alcune settimane arrivò un suo messaggio: “Paolo, quando torni a Santa Maria passa per un caffè, ho una sorpresa per te“ .
Fu davanti alla consueta tazza di caffè fumante e l’immancabile fetta di crostata che Adriana mi mostrò questa piccola fotografia:
“ L’ho trovata tra le mie foto, è Martin “.
Il vago e sfumato ricordo di un muso amico tornava così vivo grazie a quell’immagine.
Non so se sono diventato un medico veterinario grazie a te, zio Martin, ma le emozioni di bambino che mi hai regalato me le porto ancora strette nel cuore.
Grazie Adriana per questo meraviglioso dono.
Paolo